Democrazia è Partecipazione

Proposte per andare incontro alle famiglie

Al Ministro della Famiglia
On. Rosi Bindi
e. p.c.
Al Forum Nazionale della Famiglia
Alle forze Politiche
Al Presidente della C.E.I.

É appena passato il “Family Day”, evento di piazza che ha visto la mobilitazione di tanti per sottolineare l’importanza e il ruolo della famiglia fondata sul matrimonio, nella società.
Non voglio cadere nella polemica “famiglia sì!” “Dico, no!”.
Come pure non voglio sottolineare la vittoria o la sconfitta di questo o quel raggruppamento di piazza. Manifestare per le proprie idee non è mai una sconfitta ma un dovere per chi si proclama cristiano, specialmente quando sono in gioco i suoi valori più profondi.
Fa parte di quell’impegno che noi chiamiamo “testimonianza”da cui nessuno può e aggiungerei “dovrebbe” esimersi.
Oggi assistiamo ad un fatto particolare espresso da un politico con una frase poco felice che si esprime con “un vorrei, ma non posso”, è la chiave di lettura che definisce tanti politici e amministratori locali, i quali relegano il loro cristianesimo nelle sacrestie riducendolo ad un fatto meramente privato, dimenticando una frase evangelica che dice:

8Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; 9ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli
di Dio.
Lc. 12,8-9

Viviamo in un tempo in cui l’opportunismo e il mantenimento della cosiddetta “poltrona” dirige le scelte e l’agire politico.
Un tempo in cui anche gli amministratori cattolici, magari impegnati in parrocchia o movimenti ecclesiali, tacciono, quando la maggioranza al governo, e di cui fanno parte, approva leggi, delibere e risoluzioni consiliari contrarie alla fede che professano.
Ma ciò che conta è che tali delibere negano la verità e il bene comune.
Il “Vorrei ma non posso”, è l’espressione più chiara ed eloquente di una politica assente, lontana dalla gente, una politica che marca le distanze, che guida la società irrimediabilmente sul baratro della indecisione.
Per questo mi rivolgo a voi facendo delle proposte che a mio modesto parere porterebbero sollievo alle famiglie, indirizzerebbero il “Progetto Italia” verso una direzione chiara ed inequivocabile.
Finalmente potremmo passare dal “Vorrei ma non posso” alla dimensione del “fare”, dell’agire.
Disponibile a chiarire personalmente le proposte avanzate che seguono:

1.    Realizzare una politica abitativa che passi da appartamenti di 50 mq, dove una famiglia non può vivere, al realizzare appartamenti più grandi in cui la famiglia che lo desidera possa farsi carico degli anziani.
2.    Gli affitti, stabilire per legge che un affitto non può superare il 50% dell’importo netto della busta paga di un operaio; introducendo per il proprietario dell’alloggio sgravi fiscali sia dal punto di vista dell’Ici, dell’Iva e dell’Irpef.

3.    Per le famiglie che decidono di tenere anziani o disabili in casa introdurre un bonus mensile di € 1.000,00 oltre all’istituzione di residenze assistite temporanee in cui mettere l’anziano per brevi periodi in modo da alleggerire il carico familiare.

4.    Anziani soli o coppie di anziani che hanno superato i 65 anni d’età, esenzione totale dal pagamento dei mezzi di trasporto, canone rai, luce, acqua, gas e telefono fisso.

5.    Famiglie numerose con un numero di figli superiori a 2, garantire in percentuale gli studi gratuiti sino all’università compresa, viene inoltre introdotta la possibilità di detrarre dalle tasse le spese del nucleo familiare per i generi alimentari, la benzina oltre all’esenzione dal canone Rai.

6.    Famiglie monoreddito riduzione percentuale, a secondo del reddito, per luce, acqua, gas, telefono fisso, assicurazione auto.

7.    Il diritto alla casa; nel caso in cui una famiglia sia proprietaria di un’unica abitazione, quella in cui vivono, stabilire per legge che in caso di dissesti finanziari quella casa venga acquisita da banche, assicurazioni o privati, ma rimanga a quel nucleo familiare in proprietà, stabilendo che la famiglia corrisponda al creditore una indennità quantificata in funzione del reddito. Ciò impedirebbe situazioni difficili in cui la famiglia che ha perduto l’abitazione debba gravare sulla comunità.

8.    Immigrazione, i lavoratori immigrati regolarmente assunti con il permesso di soggiorno devono essere alloggiati a carico delle ditte che li assumono. Tali ditte se non ne hanno la possibilità dovranno costituire dei consorzi insieme ad altre ditte per fornire ai loro dipendenti un’abitazione. Tale operazione dovrà favorire i ricongiungimenti familiari, non case “affittacamere” ma case per famiglie, perchè chi ha la famiglia con sè lavora con più serenità producendo di più. Alle ditte che si consorziano per realizzare le abitazioni verranno corrisposti sgravi fiscali pari al capitale investito. Tale norma si applica anche ai lavoratori italiani soprattutto giovani, in tal caso l’intervento sarà volto al costituire nuove famiglie.

9.    Conclusione, si deve stabilire un regolamento tenuto conto del costo della vita e del luogo dove la famiglia risiede, in modo da determinare i parametri necessari per ottenere quanto esposto nei punti precedenti.

Queste indicazioni che vi chiedo di analizzare e sulle quali vorrei aprire un dibattito, le formulo a nome di tutti i soci face ti parte dell’associazione che rappresento.
Non sono certamente la soluzione ottimale per i problemi che minacciano la famiglia, sarebbero certamente l’indicazione chiara che la politica deve dare risposte se vuol essere a servizio delle persone e non servirsi di esse.

Claudio Raspollini
Autore: fradem Categoria: nazionali Letto 407x volte martedì, 29.05.07 10:02:02 Permalink Punti "Karma": -5. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

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